DI BEL NUOVO ..NUOVAMENTE...LA PAGINA DI BLOGSPOT.COM ...... E' CAMBIATA , SUL MIO P.C.
STAVOLTA NON VOGLIO CHIAMARE IL TECNICO , col quale ero riuscita a trovare il bottoncino per tornare indietro..
QUINDI, per il momento, metto a riposo i miei aggiornamentidei blogs e mi prendo una vacanza: sciopero e vado a spasso, ma prima vi lascio un pensierino infreddolito..Ho ascoltato le news, stamattina ....e ho appreso che nella civilissima Torino: l ' ospedale delle Molinette....e' chiuso perche' il riscaldamento non funziona..
SE FOSSI UNA CAROGNA DIREI :" Ben gli sta!
Da noi vogliono accorpare ospedali...che e' un modo" elegante " per dire: "LI CHIUDIAMO PER RISPARMIARE !".OGGI AL CARDARELLI IL PIU' GRANDE OSPEDALE DEL SUD ITALIA...NON CI SONO POSTI LETTO PER GLI AMMALATI NEANCHE SULLE BARELLE POSSONO STARE PERCHE' SONO TUTTE OCCUPATE.... E NEPPURE NEI CORRIDOI.. IN PIEDI.....
Qui si dimentica che la scuola Salernitana ha dato origine alla medicina ed allachirurgia moderna... Si dimentica che l'italia esiste .... che il sud e' stato privato da sempre di risorse, manutenzione ed ammodernamenti....
Si dimentica che da sempre le scuole del meridione sono senza manutenzione.in edifici vecchi e fatiscenti....
Si dimentica che gli studenti scappano anche perche' non si studia bene in aule pericolanti e sovraffolate... e prive di qualunque presidio efficiente ..
Si dimentica che i meridionali devono da sempre emigrare al nord....pertentare di trovare un lavoro decente....
Si dimentica che le entrate vengono dirottate al nord ... e nella padania..che ricatta il governo da venti anni almeno .. ieri come oggi...tanto per fare un piccolo esempio ! ! ! !
.SIAMO STUFI DI QUESTA SITUAZIONE!SIAMO STUFI ANCHE .... DI SENTIRCI SFRUTTATI !SIAMO STUFI PERFINO DI ACCOGLIERE LAVORATORI IN NERO PROVENIENTI DAL NORD, CHE SE NE DISFA...TRANQUILLAMENTEDOPO AVERLI SFRUTTATI, PER ANNI ....NELLE FABRICHETTE ...LOCALICHE STANNO CHIUDENDO..Il nord prima li hanno usati. sfruttati ......e adesso ce li rimandano,..dato che la crisi e' arrivata anche lì..
..SIAMO STUFI .... COME SEMPRE E..PIU' DI SEMPRE . DI BEL NUOVO! !
Zeitgeist (spirito del tempo in lingua tedesca) è un'espressione adottata nell'Ottocento che indica la tendenza culturale predominante in una determinata epoca. Concetto di 'Zeitgeist': adattamento del presente al significato della storia, aspirazione all'eternità del presente.
Movimento Zeitgeist - un movimento no profit che promuove il cambiamento sociale e un Economia Basata sulle Risorse (RBE); nasce con il secondo film di Peter Joseph: "Zeitgeist Addendum".
Slogan Diventa il cambiamento che vorresti nel mondo
Il Movimento Zeitgeist (The Zeitgeist Movement, TZM) è un movimento dal basso che ha come interesse il futuro dell'umanità. Nato nel 2008, si definisce un'organizzazione che promuove la sostenibilità, alla ricerca di una ristrutturazione della società umana, in cui le decisioni vengono raggiunte tramite l'applicazione razionale della logica e del metodo scientifico per il miglioramento della vita di tutti, non per il beneficio di pochi gruppi di élite. Ad agosto 2011 il Movimento conta circa 560 mila iscritti in tutto il mondo.
--------- ------- l'importanza del clima ........... CRONACA
Modou e Mor: chi erano le vittime. I due senegalesi uccisi in piazza Dalmazia da Gianluca Casseri, estremista di destra che poi si è tolto la vita dopo aver ferito altri 3 immigrati di G.ADINOLFI
"Samb Modou e Diop Mor sono le due persone uccise oggi a Firenze. Hanno un nome e avranno memoria". Il ricordo delle due cittadini senegalesi, uccisi da un estremista di destra a Firenze, parte da Twitter, dove migliaia di utenti da tutta Italia li stanno ricordando, ognuno a suo modo. Si chiamavano Samb Modou e Diop Mor i due uomini senegalesi uccisi da Gianluca Casseri nell'agguato in piazza Dalmazia, a Firenze. Modou, 40 anni, abitava a Sesto Fiorentino in via Puccini e, secondo gli accertamenti dei carabinieri, sarebbe clandestino. Diop Mor, invece, aveva 54 anni, un regolare permesso di soggiorno e la residenza in via Primo Settembre. Modou e Mor sono stati uccisi tra la folla, tra i banchi del mercato di piazza Dalmazia. Insieme a loro è stato colpito un altro senegalese, Moustapha Dieng, di 34 anni, ricoverato a Careggi in prognosi riservata. Dieng, secondo fonti sanitarie, ha ricevuto due colpi di pistola. Un proiettile lo ha preso di striscio, mentre un altro gli ha trapassato il torace, entrando dall'alto e raggiungendo due vertebre dorsali. Potrebbe rischiare la paralisi. Nel pomeriggio, intorno alle 15, un nuovo agguato, questa volta al mercato di San Lorenzo, dove sono stati feriti Sougou Mor, 32 anni e Mbenghe Cheike, di 42. Lacrime e commozione, sguardi bassi e tristi tra i familiari dei feriti radunati all'esterno del reparto di rianimazione dell'ospedale. A Firenze dal 1998 Mbenghe, il secondo uomo ferito a San Lorenzo, ha una sua bancarella al mercato. A sostenerlo, all'ospedale di Santa Maria Nuova, la moglie e il nipote. Mbenghe, che abita con la moglie e un figlio piccolo, è stato operato in tarda serata. "Se domani ci sarà qualcuno che non sa chi siano Samb Modou e Diop Mor siamo senza speranza", scrive Teo. "Non sono due senegalesi, sono prima di tutto due persone, è il tweet di Ruben, mentre Simone abbraccia le loro famiglie, "ne avranno una, da qualche parte". (13 dicembre 2011)
I 42mila poveri con la super-barca Italiani popolo di santi, poeti e navigatori. Troppo spesso evasori.
Il 42,4% delle barche di lusso (in valore assoluto 42mila natanti) su cui si dovrà pagare la patrimoniale è intestata a contribuenti che a malapena arrivano a guadagnare in un anno 20.000 euro.
Ma l'esercito dei "finti-poveri" ama viaggiare anche in supercar: sono 188.171 i veicoli di potenza superiore ai 185 kw oggi intestati ai 27,7 milioni di contribuenti Irpef che dichiarano al Fisco una vera miseria.
A fotografare il rapporto del Belpaese tra tasse e beni di lusso è stata l'Anagrafe tributaria nel valutare l'impatto della patrimoniale dovuta da chi possiede auto, barche, aerei ed elicotteri di lusso introdotta dal decreto salva-Italia.
documentiChi possiede auto di lusso, barche, aerei ed elicotteri
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I numeri confermano, se mai ce ne fosse stato bisogno, che in Italia le tasse le pagano in pochi o pochissimi e come sempre i soliti noti. Il 66,4% degli oltre 41,8 milioni di contribuenti Irpef rasenta la povertà e rientra in una nuova categoria di contribuenti: gli evasori di lusso.
E non se la passeranno bene neanche loro con la "cura Monti". Far decollare un aereo o un elicottero con soli 20mila euro al mese obbliga a stringere la cinghia, e non poco. Soprattutto per fare il pieno in un periodo di crisi e di aumenti costanti della benzina. A porsi il problema sono soprattutto i 518 possessori di aeromobili, pari al 25,7% dei veicoli oggi circolanti, chiamati ora a dover pagare anche la supertassa in base al peso del mezzo al decollo.
Non se la passano meglio neanche gli oltre 12,2 milioni di cittadini italiani che dichiarano all'agenzia delle Entrate redditi tra i 20 e i 50mila euro. In questo caso la scelta dei contribuenti ricade sui bolidi a quattro ruote: sono 217.334 le auto intestate a cittadini che ricadono in questa fascia, pari al 36,6% dei veicoli registrati al Pra.
Se non viaggiano in macchina in 604 si spostano in aereo o elicottero (il 30% dei mezzi registrati), mentre in 26.460 sono i capitani di mare che solcano le onde con barche che vanno dai 10,1 metri in su.
Uno strano Paese davvero l'Italia dove paradossalmente il lusso diminuisce al crescere della ricchezza dichiarata al fisco. I ricconi d'Italia, che amano il lusso e dichiarano oltre 100mila euro non toccano le 400mila unità.
Meno dell'1% dell'intera platea delle persone fisiche note all'Anagrafe tributaria si permette il lusso di sfrecciare su strada: sono 71.857 le supercar intestate ai "ricchi d'Italia". Mentre gli yacht su cui si dovrà versare la nuova tassa di stazionamento giornaliera sono 14.235 (il 14,4% delle barche registrate).
I dati in possesso dell'amministrazione finanziaria dimostrano come la scelta di puntare forte sul redditometro e la capacità di spesa dei contribuenti sia la strada giusta per stanare i "finti-poveri" che amano il lusso. Non solo.
Per chiudere il cerchio la manovra appena approvata fornisce all'Agenzia delle entrate un altro strumento in grado di mappare non solo i nomi e cognomi dei possessori di beni di lusso ma anche i loro possibili movimenti bancari.
Dal 1° gennaio 2012 le banche e tutti gli operatori finanziari saranno obbligati a comunicare periodicamente al fisco tutte le movimentazioni effettuate su tutti i rapporti intrattenuti con la clientela. Dati che le Entrate utilizzeranno per selezionare i contribuenti da controllare soprattutto se gli evasori di lusso andranno alla pompa per un pieno.
Cercasi uragano forza 5 disposto a spazzare via la classe politica italiana, non telefonare, presentarsi ore pasti Montecitorio
----------- ottobre 5, 2011 di Antonio
Ma che cosa sta accadendo nel nostro Paese? Ora anche i ricchi si indignano e lanciano manifesti al grido di “Politici ora basta”, come Diego della Valle. Non solo. Per la prima volta, nella sua lunga storia, la Confindustria va allo scontro con il governo e cerca di supplire con le sue indicazioni alla inerzia e assenza di proposte che da tempo ormai sono l’elemento distintivo del governo Berlusconi.
Inoltre, Marchionne annuncia l’uscita della Fiat da Confindustria. Si tratta anche qui di una prima volta; e lo fa con una motivazione che non sorprende affatto ma rappresenta, anzi, la prova provata del fatto che Sacconi ha introdotto l’articolo 8 nella manovra contro i sindacati e la stessa Confindustria solo per compiacere la Fiat: Marchionne infatti spiega, senza giri di parole, che la Fiat non si riconosce nell’accordo di appena qualche settimana fa firmato da Confindustria e dai sindacati che, mentre conferma la validità dell’intesa del 28 giugno, pone anche paletti precisi contro il ricorso, previsto dall’articolo 8, allo stravolgimento ad libitum da parte delle imprese e di sindacati compiacenti sia dei contratti nazionali che dello Statuto dei lavoratori e delle leggi in generale.
Sono diverse dunque, e tutte di grande rilievo, le novità di queste settimane sul fronte confindustriale e dell’imprenditoria italiana. E’ chiaro che, dietro di esse, c’è innanzitutto il fatto che anche per gli imprenditori italiani la situazione si è fatta insopportabile; e che la loro rabbia si è fatta ancora più grande nel momento in cui Berlusconi né dà risposte alle loro richieste né si tira da parte: è la rabbia di chi, a fronte del precipitare della crisi, si sente del tutto impotente dinnanzi a un personaggio che – come si dice dalle nostre parti – ni tresche ni spicce l’are (non trebbia e non sgombra l’aia). Ma c’è solo questo dietro queste novità? Non ne sono convinto.
E’ evidente che siamo arrivati ormai a un punto di rottura verticale tra il mondo delle imprese e questo governo; e che siamo alla fine di un rapporto che aveva visto finora la quasi totalità degli imprenditori italiani e le loro organizzazioni agire di conserta con il governo: essi vedevano in Berlusconi e nel berlusconismo il sol dell’avvenire liberista che avrebbe consentito ai padroni di riconquistare una egemonia forte – perduta nei decenni della prima Repubblica – sul mondo del lavoro e sulla società italiana e aperto la strada a nuove possibilità di profitto e, naturalmente, di crescita delle imprese e della economia in generale. Ci sono stati, in questi anni, anzi, addirittura momenti di una totale identificazione tra il potere berlusconiano e il mondo imprenditoriale, mettendo a tacere e comunque marginalizzando le poche voci critiche che ancora resistevano al richiamo del pifferaio magico.
Ma ora questa simbiosi si è rotta e il sogno che teneva insieme Berlusconi e il mondo delle imprese e che aveva la capacità di inverare reciprocamente le diverse aspettative, si infrange rovinosamente sotto i colpi della crisi e il re ne esce più nudo di quel che chiunque – ancora pochi mesi fa – poteva immaginare. Ecco allora che prende il sopravvento il disamore e scoppiano la protesta e l’indignazione; e che, in questa rottura di un collateralismo durato quasi venti anni, si producono anche contraddizioni, assai vistose e significative, tra chi vorrebbe continuare come prima (Marchionne) perché pensa di poter continuare a lucrare benefici sostanziosi e chi, invece, come appunto la Confindustria, ritiene che il sogno è finito e vuole evitare il Far West nelle relazioni industriali.
Ma, dietro la protesta e l’indignazione, emerge – anche qui per la prima volta – qualcosa che forse somiglia tanto alla voglia degli imprenditori italiani di giocare in proprio rispetto alle forze politiche in campo e di evitare in questo modo che, finito il berlusconismo, essi possano ritrovarsi nella condizione di dover fare i conti con forze e una idea di rinnovamento del Paese da cui – a torto o a ragione – non si sentono garantiti nei loro interessi di fondo.
A questo proposito, infatti, non bisogna mai dimenticare che il tasso di liberalismo della borghesia italiana è sempre stato molto scarso e che sempre – nelle varie vicende che hanno contrassegnato negli anni la vita del Paese – in essa ha sempre prevalso quello che una volta si chiamava l’istinto di classe e che oggi possiamo anche soltanto chiamare l’istinto della difesa del proprio particulare. E allora, cosa fare? Semplice: mettere in campo al momento giusto propri uomini e, intanto, arare il terreno ricordando a tutti, anche perché il momento è propizio, che la politica è incapace e che i politici sono tutti uguali.
A questo punto, è chiaro che qualche riflessione in più sarebbe opportuna: non solo sul fatto che emergano – dal mondo delle imprese – nomi nuovi che si dicono pronti a scendere in campo e che Montezemolo sembra accelerare il suo materializzarsi come primattore sulla scena nazionale, ma soprattutto sul significato vero che ha, a prescindere dalle buone intenzioni, l’iniziativa di Della Valle e di quali contenuti essa si nutre. Della Valle sostiene che, con la sua iniziativa, chiede solo una buona politica, sta di fatto però che, nelle cose che scrive, mette tutti nello stesso calderone e non fa distinzioni non solo tra chi governa – e non da oggi, e con una maggioranza mai vista – e chi sta all’opposizione, ma neppure tra le varie posizioni politiche e le proposte, assai diverse tra loro, arrivate per esempio in occasione delle recenti manovre fatte dal governo, sul modo di affrontare l’emergenza, le misure da prendere, la necessità di garantire l’equità, ecc.: in una parola, egli si muove con l’ottica propria di chi pensa e ripete continuamente che tutti i gatti sono bigi e ritiene che debba essere la società civile (e cioè il mondo che lui rappresenta, con l’aggiunta di un po’ di politici buoni) a prendere in mano il volante per uscire dalla crisi.
In quel che dice Della Valle non c’è, per la verità, niente di nuovo: anche l’Uomo Qualunque – un partito che ebbe una certa popolarità negli anni immediatamente successivi alla guerra – sosteneva che la politica è incapace e i politici sono tutti uguali, senza distinzioni tra maggioranza e opposizione, ecc. Solo che oggi il contesto è diverso: è tale oggi il degrado dello spirito pubblico e della politica che sono in tanti a pensarla come Della Valle e, se non stiamo attenti, proprio questo fatto può favorire chi tenta di utilizzare questo contesto per far passare soluzioni che non ci salveranno dalla crisi e dal declino.
E’ evidente che, se si ragiona come ragiona Della Valle, l’alternativa a Berlusconi non può nascere dall’interno della politica e, comunque, non è la politica che può portarci fuori della crisi. C’è bisogno, invece, di un nuovo Berlusconi, un Berlusconi buono questa volta, che provenga anche lui dalla società civile ma che non si porti dietro i vizi, l’inconcludenza e l’inaffidabilità di quello attualmente in carica e ne incarni invece le virtù migliori.
Ecco, dunque, il punto!
Naturalmente Della Valle è libero di proclamare le sue verità e cercare di farle prevalere nell’opinione pubblica, in un momento che è cruciale per il futuro del Paese. Ma, pur sapendo che queste sue verità partono da una realtà che è davvero profondamente deteriorata, tuttavia non si può – come fa lui – intanto non distinguere – anche sul piano delle responsabilità – tra i diversi attori in campo, e soprattutto non chiedersi se è questa la lezione da trarre da questo ventennio dominato da Berlusconi e se, quindi, è questa la ricetta buona per superare la crisi e ricostruire il Paese.
Questa è la domanda che ogni cittadino, dotato di memoria e di buon senso, oggi dovrebbe porsi. E forse, riflettendo su questi anni così nefasti per l’Italia, scoprirebbe che una delle ragioni di fondo che stanno alla base dello sfascio attuale è proprio l’assenza della politica nel senso indicato dalla Costituzione e, con essa, la scomparsa dei partiti che sempre la Costituzione – all’articolo 49 – individua come gli strumenti-principe per consentire ai cittadini di “concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”.
Oggi, i partiti politici in realtà non esistono, mentre di partiti veri – come ce ne stanno in tutta Europa – noi avremmo bisogno; e il loro posto è stato occupato da quelli che vengono chiamati i leaders, che dispongono – anche per effetto del porcellum – di un potere che gli consente di controllare il Parlamento e del quale non debbono rendere conto a nessuno. Anzi, sia a destra che a sinistra – con la sola eccezione del PD – quelli che impropriamente vengono chiamati partiti si definiscono e si distinguono tra loro innanzitutto per il nome del leader che li capeggia.
E’ questo il dato di fondo che caratterizza gli ultimi 20 anni della nostra vita politica nazionale e che sta alla base di tutto quello che in questo ventennio è accaduto: dalle distorsioni e curvature populistiche della nostra Costituzione all’assenza di ogni forma di partecipazione popolare alle scelte, dalla inattualità e assenza di ruolo – anzi, insignificanza – dei partiti al degrado senza precedenti dello spirito pubblico e del senso civico fino al dilagare della corruzione organizzata per cricche, alla perdita di ogni senso di pudore in chi gestisce il potere e all’inconcludenza della politica con le inevitabili conseguenze sulle relazioni sociali e l’economia.
Ma, se di questa fatta è la colonna sonora che ha scandito la nostra vita nazionale in questi anni di berlusconismo e se proprio di questa assenza della politica e degli strumenti previsti dalla Costituzione si è nutrito ed è prosperato il berlusconismo, che senso ha allora proporre di nuovo di percorrere la strada di un nuovo salvatore della patria che, per giunta, dovrebbe innanzitutto salvaguardare gli interessi della corporazione di provenienza?
Come ha ricordato in questi giorni Giorgio Napolitano, la politica siamo tutti noi; e lo siamo se partecipiamo e ci sono gli strumenti per partecipare, se la politica non è piegata alla volontà di un uomo solo al comando e del gruppo di persone che costituiscono la sua corte, se la politica è un fatto collettivo e si fa interprete degli interessi di tutti.
Uscire dal berlusconismo significa, quindi, innanzitutto e soprattutto questo; e bene fa, da questo punto di vista, Bersani a ribadire ogni giorno la unicità del PD nel panorama politico italiano: il PD ha tanti difetti, deve radicarsi ancora di più nel territorio e interpretare sempre meglio i bisogni e le aspirazioni al rinnovamento dei cittadini e acquisire anche sempre di più la capacità di discutere al suo interno senza darsi – almeno nei momenti cruciali – la zappa sui piedi, ma è l’unico partito che non ha un padrone e sul cui simbolo non campeggia il nome di nessuno.
dunque chi ha la testa matta ( anzichè di cuoio) di entrare dentro queste squadriglie di esaltati,deve mettere in conto che nella maggior parte dei casi sitroverà uomini frustrati che hanno solo il bisogno di sfogarsi giocando a far la guerra perchè il loro livello di guardia della follìa ha superato ogni limite.
Detto questo una persona normale non può assolutamente avvicinarsi a questi agenti perennemente pericolosi.